Buoni pasto 2025: cosa cambia con il tetto del 5%?

#1 Introduzione

A partire dal 2025 entrerà in vigore una modifica normativa significativa nel settore dei buoni pasto: il tetto massimo del 5% sulle commissioni applicabili agli esercenti dalle società emettitrici. Questa misura, prevista dal DDL Concorrenza, mira a ridurre i costi di gestione dei buoni pasto per gli esercenti. Il limite del 5% verrà applicato a tutte le nuove convenzioni a partire da settembre 2025, mentre i contratti già in essere manterranno la loro validità fino al 31 agosto 2025.

Questo cambiamento ha generato molte discussioni tra i diversi attori del settore, con opinioni contrastanti sulle possibili conseguenze di questa riforma. Nel corso dell’articolo, analizzeremo in dettaglio il funzionamento dei buoni pasto, i principali soggetti coinvolti e gli impatti che questa normativa potrebbe avere su esercenti, società emettitrici, imprese e lavoratori.

#2 Cosa sono i buoni pasto e a chi spettano

I buoni pasto sono voucher, in formato elettronico o cartaceo, che i datori di lavoro forniscono ai dipendenti come beneficio di welfare aziendale. Questi strumenti permettono ai lavoratori di coprire le spese alimentari presso ristoranti, bar e supermercati convenzionati.

I buoni pasto rappresentano uno strumento di welfare aziendale progettato per migliorare il benessere dei dipendenti e, di conseguenza, incrementare la produttività dell’azienda. Grazie alla loro flessibilità d’uso, non sono limitati esclusivamente al pagamento del pranzo durante l’orario lavorativo. I lavoratori possono utilizzarli per consumare pasti presso ristoranti, bar e mense convenzionate, oppure per acquistare generi alimentari nei supermercati e in altri negozi specializzati. Inoltre, non vi sono restrizioni legate a orari o giorni specifici, rendendoli un beneficio estremamente versatile che si adatta alle diverse esigenze quotidiane.

Un ulteriore vantaggio dei buoni pasto è rappresentato dalle agevolazioni fiscali, di cui possono beneficiare sia i datori di lavoro sia i dipendenti.

I destinatari di questo servizio comprendono non solo i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, ma anche i lavoratori autonomi con partita IVA non forfettaria, che possono usufruire dello stesso strumento per gestire le proprie spese alimentari.

#3 Gli attori coinvolti

L’ecosistema dei buoni pasto comprende diversi attori:

  • Società emettitrici: gestiscono l’emissione e la distribuzione dei buoni pasto, instaurando rapporti contrattuali con esercenti e aziende;
  • Esercenti: comprendono ristoranti, bar, supermercati e negozi di alimentari che accettano i buoni pasto come metodo di pagamento;
  • Imprese acquirenti: le aziende che acquistano buoni pasto per offrirli ai propri dipendenti;
  • Lavoratori: Beneficiari finali dei buoni pasto, possono utilizzarli non solo per la pausa pranzo lavorativa, ma anche per effettuare la spesa o altre necessità alimentari.

#4 Tassazione del 5%: cosa cambia dal 1° settembre

Dal 2025, le commissioni applicabili agli esercenti dalle società emettitrici non potranno superare il 5% del valore dei buoni pasto.

Questa decisione è stata presa per rispondere alle numerose richieste da parte degli esercenti, che da tempo lamentavano il costo delle commissioni sulle transazioni effettuate con i buoni pasto.

Il limite del 5% era già stato introdotto nel 2022 per le convenzioni del settore pubblico, ma a partire dal settembre 2025 verrà esteso anche a tutto il settore privato. 

Tutte le nuove convenzioni stipulate da settembre in poi dovranno rispettare il nuovo tetto sulle commissioni, mentre i contratti già in essere rimarranno validi fino al 31 agosto 2025.

Un’altra implicazione riguarda la possibilità di rinegoziare i contratti tra le società emettitrici e i loro clienti. Qualora questi accordi risultassero troppo onerosi per le società di buoni pasto, queste potrebbero decidere di cessarli unilateralmente, a meno che non si trovi una soluzione che garantisca un equilibrio economico tra le parti.

#5 Quali sono i rischi della manovra?

L’introduzione del tetto del 5% nasce dall’esigenza di allineare il settore dei buoni pasto, molto cresciuto in questi ultimi anni, al trend di riduzione dei costi delle transazioni digitali, a vantaggio dei costi di gestione degli esercenti, che incidono negativamente sui loro margini di guadagno. Tuttavia, questa misura, potrebbe avere conseguenze diverse per ciascun attore coinvolto.

#5.1 La reazione delle società emettitrici

In base all’analisi di Secondo Welfare,  le società emettitrici rischiano di vedere ridotti i propri margini di profitto, che si basano sulla differenza tra le commissioni applicate agli esercenti e gli sconti riservati alle aziende clienti. Questo potrebbe incidere negativamente sugli investimenti tecnologici, sullo sviluppo di nuovi servizi e sulla gestione della rete di esercenti convenzionati.

#5.2 Il punto di vista delle imprese acquirenti

Dal punto di vista delle imprese acquirenti, la normativa potrebbe portare a una revisione dei contratti con le società emettitrici, con conseguenti variazioni nei costi e possibili modifiche nei servizi offerti).  Alcune aziende potrebbero, inoltre, valutare alternative o ridurre l’importo dei buoni pasto concessi ai dipendenti per far fronte ai cambiamenti.

#5.3 La posizione degli esercenti

Gli esercenti, principali destinatari del provvedimento, beneficeranno di una riduzione delle commissioni, garantendo loro un maggiore margine di guadagno. Come sottolineato da Confcommercio, inoltre, con costi più contenuti, potrebbe aumentare il numero di attività disposte a convenzionarsi e ad accettare i buoni pasto. Tuttavia, esiste il rischio che una riduzione dei margini per le società emettitrici si traduca in una minore qualità del servizio offerto a esercenti e clienti.

#5.4 La voce dei lavoratori

Infine, anche i lavoratori potrebbero essere coinvolti indirettamente dalle conseguenze di questa riforma. Se le aziende dovessero ridurre il valore del buono pasto per compensare eventuali aumenti dei costi, o se le società emettitrici dovessero tagliare i servizi offerti, l’esperienza d’uso dei dipendenti potrebbe risentirne significativamente. 

I lavoratori che usufruiscono dei buoni pasto potrebbero essere coinvolti indirettamente. Se le aziende ridurranno il valore del buono pasto per far fronte ai costi aumentati o le società emettitrici saranno costrette a ridurre il livello di servizio per i diminuiti margini, ne potrebbe risentire l’esperienza d’uso.

#6 Per concludere…

L’introduzione del tetto del 5% sulle commissioni dei buoni pasto rappresenta una svolta importante per il settore e potrebbe avere un impatto significativo su tutti i soggetti coinvolti. Da un lato, gli esercenti potrebbero trarre beneficio dalla riduzione delle commissioni, ma dall’altro, le società emettitrici dovranno rivedere i propri modelli di business per mantenere sostenibile il sistema.

Le aziende acquirenti si troveranno a dover gestire eventuali aumenti di costo per mantenere lo stesso livello di beneficio per i dipendenti. Nel complesso, questa riforma solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del sistema dei buoni pasto e sulla capacità di garantire un servizio efficiente per lavoratori e imprese. Nei prossimi anni, sarà cruciale monitorare l’evoluzione del mercato per comprendere le reali conseguenze di questa nuova normativa.

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