Buoni pasto e smart working: sono riconosciuti?

Introduzione

Lo smart working è ormai una realtà consolidata nel mondo del lavoro. Accelerato dalla pandemia, oggi è entrato stabilmente nelle pratiche di moltissime aziende, sia private che pubbliche.

Questa trasformazione, però, ha portato con sé nuovi interrogativi, soprattutto per i lavoratori che hanno visto cambiare abitudini e benefit legati alla presenza in ufficio. Una delle domande più frequenti riguarda proprio i buoni pasto: spettano anche quando si lavora da remoto?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta chiara, partendo dalla normativa e analizzando come molte aziende stanno affrontando il tema.

Cosa sono i buoni pasto e come funzionano

I buoni pasto sono uno dei benefit aziendali più diffusi. Nati per sostituire il servizio mensa, consentono al lavoratore di consumare un pasto o acquistare generi alimentari. Possono essere cartacei, elettronici o completamente digitali.

Il loro funzionamento è regolato dal D.Lgs. 314/1997 e da successive circolari dell’Agenzia delle Entrate, che hanno fissato limiti e condizioni d’uso. Tra i più importanti:

  • Limiti di utilizzo: nessun limite giornaliero ma possono essere usati massimo 8 buoni per singola transazione.
  • Importi massimi di esenzione fiscale: fino a 8 € per i buoni elettronici e digitali, 4 € per quelli cartacei.
  • Ambiti di spesa consentiti: alimentari, supermercati, bar, ristoranti, take away.

Il loro obiettivo, a ogni modo, è offrire un sostegno concreto al lavoratore durante la pausa pranzo, anche in assenza di una mensa aziendale.

Buoni pasto e smart working: sono dovuti?

La normativa italiana non stabilisce un obbligo né un divieto sull’erogazione dei buoni pasto ai lavoratori in smart working. In linea generale, valgono le stesse regole previste per i dipendenti in presenza, ma la decisione dipende da ciò che viene definito nei contratti collettivi nazionali, negli accordi aziendali o nei singoli contratti di lavoro agile.

Inoltre, quando si parla di smart working, è importante distinguere le diverse modalità:

  • Lavoro agile (Legge 81/2017): flessibilità di luogo e orario, basato sugli obiettivi.
  • Telelavoro: attività svolta sempre da un luogo fisso (es. casa).
  • Lavoro da remoto occasionale: privo di una regolamentazione strutturata.

Negli ultimi anni, alcuni CCNL,  soprattutto nel settore pubblico, hanno previsto espressamente l’erogazione dei buoni pasto anche in smart working. L’idea è che una giornata di lavoro da remoto sia equiparabile a quella in presenza e quindi debba garantire lo stesso trattamento economico e normativo.

In definitiva, non esiste un diritto automatico: tutto dipende da ciò che è stato concordato a livello contrattuale o aziendale.to alimentare

I buoni pasto in smart working sono tassabili?

Dal punto di vista fiscale, non c’è alcuna differenza rispetto ai buoni pasto riconosciuti in presenza. Restano esenti da imposte e contributi entro i limiti previsti (8 euro per gli elettronici, 4 per i cartacei), non incidono sul calcolo del TFR e non modificano l’imponibile contributivo.

Chi riceve buoni pasto mentre lavora da casa, quindi, non deve temere variazioni nella busta paga o sorprese fiscali: le regole restano sempre le stesse.

Buoni pasto e welfare aziendale: vantaggi per le aziende

Per le aziende, i buoni pasto rappresentano una soluzione estremamente conveniente:

Possibilità di integrarli in piani di welfare flessibile, insieme ad altri servizi (trasporti, formazione, salute).

  • Deducibilità al 100% come costo di lavoro.
  • Esclusione dal reddito da lavoro dipendente, con vantaggi fiscali per datore e dipendente.
  • Alternativa agli aumenti retributivi: il valore percepito è maggiore rispetto a un incremento in busta paga di pari importo.
  • Benessere e fidelizzazione: il buono pasto è tra i benefit più apprezzati.

Gestione operativa: come distribuire i buoni pasto ai lavoratori da remoto

Grazie alla digitalizzazione, l’assegnazione dei buoni pasto a chi lavora in smart working è semplice e tracciabile. Le aziende possono infatti caricare i buoni su card o applicazioni dedicate, gestendoli attraverso piattaforme online.

In questo modo anche chi lavora da remoto riceve i buoni in maniera regolare e trasparente, senza differenze rispetto ai colleghi presenti in ufficio. 

Le aziende più strutturate, inoltre, hanno adottato sistemi automatizzati che facilitano l’assegnazione mensile e forniscono report dettagliati alle risorse umane.

Buoni pasto e smart working nella Pubblica Amministrazione

Nella Pubblica Amministrazione il quadro è un po’ più articolato. L’ARAN, l’Agenzia che rappresenta le amministrazioni pubbliche, ha infatti chiarito in più occasioni che il buono pasto è legato alla presenza fisica sul luogo di lavoro e al rispetto di un certo orario giornaliero.

Negli ultimi rinnovi contrattuali, però, alcune categorie hanno visto riconosciuta la possibilità di ricevere buoni pasto anche in smart working. Non si tratta però di un diritto automatico: ogni ente può decidere in autonomia, attraverso accordi integrativi o regolamenti interni.

Conclusione

Alla domanda “i buoni pasto spettano anche quando si lavora in smart working?” non esiste quindi ancora una risposta univoca. Tuttavia, alcune certezze ci sono: non esiste un divieto generale, e sempre più aziende scelgono di riconoscere i buoni pasto anche ai dipendenti in smart working, così da garantire equità e motivazione, soprattutto in un contesto in cui la flessibilità lavorativa è diventata la norma.

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