- Introduzione
- Il welfare come leva di competitività e attrazione dei talenti
- Il Pasto Convenzionato: la mensa diffusa come welfare di comunità
- Il caso Gruppo Hera: un welfare che genera valore condiviso
- Piacenza Pay: il welfare che nasce e cresce dal territorio
- Le prospettive del Welfare Aziendale Territoriale
- 360Welfare: costruire valore condiviso
Introduzione
Convegno di Palazzo Farnese – 6 ottobre 2025, Piacenza
Ieri, 6 ottobre, nella splendida cornice di Palazzo Farnese a Piacenza, si è tenuto un incontro promosso da 360Welfare dedicato al tema del Welfare Aziendale Territoriale.
Titolo del convegno: “Il futuro del welfare: dalle Aziende al Territorio”.
Un momento di confronto e di visione condivisa, che ha visto protagonisti esperti, imprese e istituzioni impegnati nel rendere il welfare aziendale un motore concreto di sviluppo locale.

Il welfare come leva di competitività e attrazione dei talenti
Emmanuele Massagli (Presidente di AIWA e della Commissione Nazionale sulla partecipazione dei lavoratori) ha aperto i lavori ripercorrendo l’evoluzione del welfare aziendale in Italia, sottolineando come oggi risponda a un nuovo modello di lavoro: non più basato unicamente sul salario per le ore lavorate, ma orientato a coniugare esigenze personali e vita professionale.
Massagli ha inoltre evidenziato come la competizione tra le imprese si giochi sempre più sulla capacità di attrarre e trattenere le risorse di valore.
In questo scenario, il welfare aziendale diventa uno strumento strategico per fidelizzare i talenti e rafforzare il legame tra persone, impresa e territorio.
Il Pasto Convenzionato: la mensa diffusa come welfare di comunità
Valentino Santoni (Ricercatore di Percorsi di Secondo Welfare) ha presentato i risultati della sua ricerca sul Pasto Convenzionato, un servizio di welfare aziendale territoriale che consente alle imprese di offrire ai dipendenti un pranzo completo presso ristoranti convenzionati, utilizzando una card o un’app dedicata.
Questo modello si distingue per alcune caratteristiche chiave:
- è agevolato fiscalmente e totalmente deducibile dal reddito d’impresa;
- prevede che l’azienda paghi solo i pasti effettivamente consumati;
- coinvolge esercizi di ristorazione locali, rafforzando le economie di prossimità;
- favorisce il benessere dei lavoratori, che possono “staccare” e socializzare durante la pausa pranzo;
- consente una rendicontazione digitale chiara e tracciabile.
Santoni ha evidenziato come il Pasto Convenzionato, analizzato attraverso il WAT Index (indice elaborato da Percorsi di secondo welfare per misurare il grado di territorialità del welfare aziendale), si configuri come una buona pratica di welfare territoriale: un modello capace di creare reti di domanda (tra imprese) e di offerta (tra ristoratori e operatori locali).
In un’azienda di 100 dipendenti, ad esempio, un progetto di Pasto Convenzionato può generare oltre 15.000 transazioni l’anno, con una spesa complessiva tra 150.000 e 180.000 euro distribuiti tra i ristoratori locali: un impatto economico reale, misurabile e radicato nel territorio.
Inoltre, il modello si inserisce pienamente nella logica della Direttiva CSRD europea, che chiede alle imprese di rendicontare i propri impatti sociali e ambientali (indicatori S1 e S3): il Pasto Convenzionato è dunque una misura di welfare sostenibile anche in chiave ESG.
Il caso Gruppo Hera: un welfare che genera valore condiviso
A confermare la concretezza del modello è stata la testimonianza di Flavio Franceschini (Servizi alle Persone – Facility Management del Gruppo Hera), che ha raccontato l’esperienza del Gruppo come esempio virtuoso di implementazione del Pasto Convenzionato.
Il Gruppo Hera è una delle principali multiutility italiane, con oltre 5.000 collaboratori coinvolti nel servizio di Pasto Convenzionato (mensa diffusa) e 534 ristoratori convenzionati in più di 300 Comuni.
Nel solo 2024 sono state registrate oltre 300.000 transazioni e più di 5 milioni di euro restituiti all’economia locale. Ogni attività aderente ha incassato in media oltre 10.000 euro.
Un modello costruito su misura insieme a 360Welfare, capace di coniugare benessere dei dipendenti, semplificazione gestionale e ricadute positive per i territori.
Il Pasto Convenzionato del Gruppo Hera dimostra come il welfare aziendale possa essere motore di sviluppo territoriale, oltre che strumento di benessere individuale.
Piacenza Pay: il welfare che nasce e cresce dal territorio
Il convegno ha rappresentato anche l’occasione per raccontare l’esperienza di Piacenza Pay, progetto promosso da 360Welfare insieme a enti locali, associazioni e imprese del territorio.
Un’iniziativa che traduce in pratica i principi del Welfare Aziendale Territoriale (WAT):
- valorizza i benefit aziendali come risorsa per l’economia locale;
- favorisce la spesa nei negozi, nei servizi e negli esercizi di prossimità;
- crea ricadute positive misurabili per imprese, cittadini e comunità.
Piacenza Pay è, a tutti gli effetti, una messa in opera concreta del modello di 360Welfare: un welfare che rimane nel territorio e ne alimenta la crescita.
Le prospettive del Welfare Aziendale Territoriale
Dal confronto di Palazzo Farnese sono emerse alcune direttrici fondamentali per il futuro del welfare aziendale:
- creare reti di domanda per includere anche micro e piccole imprese nei circuiti di welfare;
- comunicare e formare: far conoscere le opportunità e le modalità operative ai lavoratori e alle aziende;
- rendicontare l’impatto in chiave ESG e di sostenibilità;
- rafforzare le partnership tra pubblico, privato e terzo settore per generare innovazione sociale.
360Welfare: costruire valore condiviso
Per 360Welfare, l’evento di Piacenza è stato un punto di arrivo e, al tempo stesso, di partenza.
Con iniziative come Piacenza Pay e il sostegno a modelli come il Pasto Convenzionato, il nostro obiettivo rimane chiaro: creare reti di welfare che uniscono persone, imprese e territori, in un circolo virtuoso di benessere, partecipazione e sviluppo locale.
Il welfare aziendale territoriale non è solo una buona pratica: è un nuovo modo di pensare la relazione tra impresa e comunità.
E da Piacenza, questo messaggio è partito forte e chiaro.